Abiti, Maschili e Femminili.

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view post Posted on 24/9/2008, 15:17 Quote
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Abiti Maschili.



1770 - 1780.

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Habit à la française e gilet in taffetas a pelo strisciante azzurro. Questa marsina è stata ritrovata a Palermo ed è appartenuta a nobile famiglia, la sua provenienza, però, è sicuramente francese. L’aristocrazia isolana, prima della rivoluzione francese, gradiva confrontarsi con quella parigina. Nei palazzi nobiliari francese era infatti il cuoco (monsù), francese era il sarto e il francese era la lingua salottiera parlata (non era importante conoscere a fondo la lingua quanto il saper infiocchettare la conversazione). Quando gli abiti non erano confezionati in loco sui modelli d’oltralpe, si facevano arrivare direttamente da Parigi come questo esemplare. La fodera è in lucido raso di seta rosa , i bottoni, 29 in tutto, sono placcati in argento lamellare dorato e decorati con filo ritorto. Hanno funzione decorativa essendo il capo totalmente privo di asole e sono così distribuiti: 11 sulla falda, 3 su ciascun paramano, 3 sugli ampi spacchi e pieghe posteriori, tre su ciascuna patta. L’estesa decorazione si svolge attorno ad un motivo a nastro ad andamento sinuoso contornato da infiorescenze. È interamente eseguita in argento filato, laminato, canutiglia e paillettes d’argento diversamente sagomate. Sino al 1760 la marsina apparve senza collo; in seguito, portò un cinturino di pochi centimetri di altezza , come in questo esemplare, e dopo l’80 ebbe colli molto alti. Evoluzione inversa hanno avuto i paramani che, molto ampi in particolare nel periodo 1730-1750, si ridussero in seguito, e dopo il 1760 divennero un piccolo risvolto. Il gilet nello stesso tessuto (fodera di seta ecrù) è chiuso sul davanti con 19 bottoni e relative asole e sul retro con una fettuccia ad occhielli. La decorazione ripete i moduli della marsina. Non è pervenuta la culotte che secondo i canoni dell’epoca era al ginocchio e in tessuto più chiaro. I riferimenti sono numerosi soprattutto con la ritrattistica dell’epoca ed anche con capi custoditi presso le pubbliche raccolte. Simile per tessuto e decori è una sottoveste del 1730 pubblicata sul catalogo del Museo Stibbert di Firenze a pag.88 e con l’habit del 1770 pubblicato sul catalogo La Mode en France - 1715-1815 della Bibliothèque des Arts, Paris, pp. 50-59








1775 - 1780
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Marsina in mezzo velluto bruno operato e ricamato. Essendo stata ritrovata a Parma, il tessuto di seta a coste molto sottili può essere ritenuto di produzione lombarda. Dalla seconda metà del ‘700, infatti, nonostante permanessero condizioni di arretratezza tecnico-organizzativa nell’apparato manifatturiero, la ripresa dell’attività serica segnò una svolta decisiva estremamente favorevole al mercato lombardo. Il prodotto tessile si impose finalmente su quello di importazione tanto che i velluti italiani furono stimati dai mercanti e dagli acquirenti, superiori a quelli francesi. L’accoglimento delle mode inglesi aveva rappresentato un momento importante nel costume europeo perché differenziò le classi sociali. La moda inglese, priva di decorazioni e ricami, fu consona alle esigenze delle classi meno agiate pur restando alla moda, mentre quella francese continuò ad essere privilegio delle classi elitarie e aristocratiche. I decori continuarono ad affidarsi all’oro, all’argento, alle sete policrome che permisero figurazioni naturalistiche, e all’inserimento di lustrini metallici, di vetro o di carta colorata. Questo gusto portò a un’innovazione sia nella tessitura delle stoffe che nella preparazione dei ricami, perché furono approntate stoffe con predisposto il disegno delle varie parti dell’abito, pronte per il taglio, mentre il ricamo fu eseguito direttamente sulla stoffa in pezza. Pochi anni prima del 1775 i giornali di moda raccomandavano che la marsina fosse senza asole, dimodocchè non si potesse allacciare e dopo il 1775 i bottoni si fermarono infatti alla vita o scomparvero del tutto e qualche altra volta si videro i bottoni, ma non più gli occhielli. Apparvero graziosi ricami floreali che ornarono l’apertura della marsina, l’incollatura e le alette delle tasche, quasi sempre diritte e con bottoni ornamentali più in basso dell’orlo, in modo che era impossibile allacciarli; il ricamo seguì qualche volta il contorno di tutta la tasca e ornò il paramano che fu piatto o simulato. Spesso bordi ricamati a piccoli tondi simularono un nastrino bianco allo scopo di definire meglio i contorni delle stoffe. Tutti questi elementi caratterizzanti sono riscontrabili nel capo in oggetto che trova riferimenti in una marsina conservata a Milano nelle Civiche Raccolte di Arti Applicate e pubblicata sul volume di Grazietta Butazzi Il Costume in Lombardia a pp. 116-117, e in un’altra pubblicata nella Storia del Costume in Italia di Rosita Levi Pisetzky a p. 163.



1775 - 1800
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Marsina (habit de cour à la française) di manifattura siciliana in velluto cesellato con taglio delle falde posteriori a redingote. Dalle lacerazioni della fodera in raso di seta si individuano, rispettivamente dall’esterno verso l’interno, uno strato di telina grigia di rinforzo, uno strato di taffettà di seta color vinaccia e uno strato di telina ecrù. I bottoni sono realizzati nella stessa stoffa della marsina e ottenuti mediante fasciatura di un supporto discoidale rigido. Presentano ricami centrali a pansè contornate da cinque ciuffetti di petali. Il bordo è rifinito da un giro di filo di seta ecrù a punto obliquo. I ricami, ancora di gusto naturalistico, riprendono i motivi delle grandi e piccole inflorescenze alternate a mazzetti di miosotis. Si stendono sulle mostre, sulle patte, sul collo, attorno allo spacco posteriore, sui paramani e sono eseguiti in filo di seta bianco, ecrù, rosa in 4 gradazioni dal pallido all’antico, azzurro in 3 toni dal pallido al cielo, verde in 2 tonalità dal pallido ad un tono più scuro, ruggine, giallo oro, grigio pallido e cinerino. I punti adoperati sono: pittura, raso cinese, piatto cordoncino, nodini, lanciato ed erba. Le parti esterne dei piegoni e la soprammettitura dello spacco nonché le patte e i paramani presentano motivo nastriforme che originariamente fermava del tulle ecrù di seta. La mostre sono sfuggenti in basso, ma moderatamente e sul mezzo davanti presentano sei asole a punto occhiello e sei bottoni che attualmente non corrispondono nella chiusura. Per la ricercatezza del tessuto e dei motivi ornamentali l’abito è presumibilmente appartenuto a nobiluomo di corte, tuttavia, per la mancanza dell’oro e dell’argento, questa marsina non è qualificabile tra quelle di gran gala. L’abito trova riscontro in vari esemplari conservati alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze










1800
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Marsina (habit de cour à la française) in raso di seta color prune doppiata con raso di seta color avorio. Per tenerla distaccata dalle cosce le falde sono state imbottite. Si completa con una culotte a patta abbottonata con bottoni visibili. Questa tipologia ha 2 tasche orizzontali sovrapposte e crescenti su ciascun lato, si chiude esternamente e lateralmente all’altezza delle ginocchia con 4 bottoni uguali a quelli della marsina ma più piccoli di diametro e si completa con una jarretière ricamata. La cintura, più larga davanti che dietro, aderisce ai fianchi e per stringere l’apertura triangolare posteriore c’è una fibbia metallica. Il fondo di questa culotte, per creare ampiezza, si increspa sulle anche e si abbottona alla cintura con due grossi bottoni laterali ed uno piccolo centrale.Altre tipologie di culotte, erano dette in questo secolo: a petit pont, a braguette, a grand pont à la bavaroise e a collante. La marsina, che nel ‘700 è l’indumento maschile più importante, è conosciuta anche sotto i nomi di velada, giamberga e qualche volta di abito. A Palermo nel 1787, il costume dei nobili si componeva di giambergone, gilet, calzoni corti, calze di seta, scarpine con fibbie d’argento o di oro e pietre preziose incastonate. Questo capo ritrovato in questa città, non presenta però ricami in oro o argento filato, quindi non era un habit de cour ma era destinato ad altre manifestazioni ufficiali. Nel curioso Diploma di ammissione alla Cotteria delle Chicchere, ossia di uomo elegante, si raccomandava nel 1775: la marsina sia senza asole, dimodocchè non possa mai allacciarsi, a riserva delle due più vicine al collo, in cui inserirete qualche bel garofano che non la ceda in grandezza a un girasole. Questa marsina, invece, è totalmente priva di asole e al posto delle due che avrebbero dovuto trovarsi vicino al collo porta due ganci metallici. I 23 bottoni, realizzati con lo stesso tessuto della marsina e ricamati con un motivo floreale a pansè sono contornati da un giro di filo di seta ecrù a punto obliquo e si distribuiscono sulle mostre, su ciascun paramano, sulle alette delle tasche e sul dosso ai lati dello spacco. I ricami, eseguiti con sete policrome, sono di tipo naturalistico e riprendono i motivi delle grandi e piccole infiorescenze intervallate da frammenti di nastri stilizzati. Tra i punti di ricamo si individuano: il punto pittura, il punto raso cinese, il punto piatto, il punto cordoncino, il punto rete, il punto nodino, il punto lanciato e il punto erba. Un doppio filo di seta avorio, ricamato a punto obliquo, borda la marsina ma, l’orlo inferiore è lasciato volutamente libero per permettere l’allungamento o l’accorciamento del capo. I ricami, per questo motivo, si eseguivano prima del taglio, ed infatti si interrompevano bruscamente alle estremità inferiori delle mostre e nella pistagna. I riferimenti ad altri esemplari sono numerosi. Sul catalogo La Mode en France 1715-1815 – De Louis XV à Napoléon I° - Ediz. La Bibliothèque des Arts, Paris, a pag. 58 sono riportate due marsine simili della Collezione dell’Università féminine di Kyôritsu in Giappone.


1815 - 1825
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Frac di probabile manifattura siciliana (è stato ritrovato ad Enna) in tessuto di seta color marrone scuro a trame supplementari. Le cuciture sono state eseguite interamente a mano a punto filza ed erba, le asole a punto occhiello in filo color ruggine contrastante con il tessuto. Questa giacca maschile (habit o frac in Francia, flacco o frack in Italia) presenta maniche diritte leggermente increspate alla pala e rifinite da un polso che con il bordino emula ancora una parvenza di paramano. La parte anteriore del petto e le spalle recano imbottiture, le prime con lavorazione matelassè a filza all’interno. Il collo presenta nel rever superiore una punta supplementare, particolare sartoriale che appare già nel 1804 e permane sino alla metà degli anni ’30 del XIX secolo. Il polso, l’alta abbottonatura, la sciallatura del collo, la lunghezza della manica ben oltre il polso, la presenza del polsino, il vivace contrasto degli occhielli con il tessuto spingono ad attribuire questo esemplare agli anni attorno il secondo decennio del secolo. Una datazione più bassa è ritenuta improbabile vista la provincialità della zona di provenienza e considerato anche la forma della patta che ha ormai abbandonato la punta centrale. Modelli di questo tipo sono riscontrabili in vari esemplari dell’iconografia coeva, come figurini da Modes d’Hommes, o Costumes Parisiennes. Nel volume Giacche da uomo di Vittoria De Buzzacarini, Editore Zanfi, alle pagine 10 e 11, compaiono alcune giacche datate 1804 e 1811 che riportano revers a doppia punta e doppia abbottonatura come in questo esemplare.














1878
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Diplomatica in panno di lana nera con fodera in raso nero trapunto. È appartenuta al Senatore del Regno Italico conte Pietro Manfrin di Bassano Veneto (Vicenza). È stata confezionata dalla sartoria romana “F.Mattina”. Questa tenuta di gala comprende un gilet con doppio taschino in panno bianco-latte, un pantalone con gallone laterale dorato e una feluca in feltro bordato di moirè nero e decorata con coccarda tricolore, fregio dorato e piume bianche (Cappellificio Giacomo Cesati& figlio Milano-Roma). I ricami in profilatura sono eseguiti con oro filato, cordoncino e lustrini dorati. I motivi che si stendono sul collo a ristagna, sui paramani, sulle patte, sul petto e sul dosso al disopra dello spacco centrale, riprendono i motivi floreali dell’habit de cour à la française. I decori sono meno pittorici e più schematizzati; nell’intreccio compaiono ora le foglie di quercia, dell’ulivo, i boccioli di rose e le bacche. I sontuosi ricami spesso alternano l’oro e l’argento filato mentre le sete policrome sono utilizzate per i ricami femminili. I bottoni in metallo brunito (9 sul davanti e 2 al centro dello spacco sul dorso), recano un doppio tralcio di foglie. Si allineano con funzione decorativa sull’apertura della marsina priva di asole che restando aperta lascia intravedere il gilet chiuso da 5 bottoni uguali ma più piccoli di diametro.













Abiti Femminili.

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Edited by Flynn - 24/9/2008, 15:26
 
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